Le regioni d’Europa: un nuovo perimetro per l’informazione statistica
Nell’attuale scenario economico – dove larga parte degli sforzi dei governi è rivolto all’abbattimento delle frontiere interne all’Unione europea – vale la pena soffermarsi sulle statistiche pubblicate sia a livello nazionale nella loro globalità sia a livello regionale in una visione che esce dai nostri confini geografici e volge lo sguardo anche agli altri Stati membri e regioni dell’Unione. Il rapporto ESeC 2007 [1] risponde a questa esigenza. Il rapporto, che si compone di oltre 2.500 pagine, permette di osservare le “dorsali” socio-economiche del continente e di valutare una serie di variabili di interesse attraverso una trattazione essenziale del dato, completata da cartine e tabelle che permettono anche ai non addetti ai lavori di farsi un’opinione sulle dinamiche europee. Il rapporto, che è stato prodotto in tempi brevissimi (meno di 4 mesi) e con un sostegno finanziario limitato ai costi di stampa, rappresenta un punto di svolta nell’attuale modo di gestire il dato: offerta immediata dell’informazione accompagnata da una sintetica descrizione necessaria in alcuni contesti per la sua interpretazione. Il Rapporto ESeC, pur prendendo vita da un’analisi secondaria su dati EurostatEUROSTATEurostat è l'Ufficio di statistica delle comunità europee, cioè una Direzione generale della Commissione europea e si chiama Eurostat dal 1959. (e con i limiti dichiarati nella nota metodologica che chiude il volume), ha diversi punti di merito e di innovazione, grazie ai quali ha trovato apprezzamento dalle massime cariche dello Stato e della Pubblica Amministrazione Locale: dato presentato su base regionale europea; informazione statistica completa (schede di 10 pagine per tutte le regioni dell’Europa a 27); presenza di misure di benchmark territoriale oltre a quelle tipiche di struttura e dinamica; confrontabilità logica degli indicatori (ad esempio, un unico anno di riferimento, il 2004, per tutte le statistiche presentate) eccetera.
Riprendendo il filo “rosa” di alcuni degli articoli apparsi di recente su SIS-Magazine (ad esempio Saraceno, Salvini) si può trovare, utilizzando il Rapporto ESeC, il tasso di occupazione femminile fra gli obiettivi comunitari. Già al primo sguardo è immediatamente evidente quali siano le regioni europee che più si sono avvicinate all’obiettivo di riferimento fissato a livello comunitario con scadenze prestabilite. Un aspetto piuttosto curioso riguarda il fatto che le regioni che primeggiano in fatto di tasso di occupazione totale non necessariamente primeggiano anche in termini di partecipazione femminile al mercato del lavoro (del resto è noto come il tessuto sociale europeo non sia caratterizzato da un unico modello di welfare, quanto dalla contemporanea presenza di sistemi diversificati).
Grazie alle politiche comunitarie le regioni che presentano già un elevato tasso di occupazione oppongono un tasso di crescita di gran lunga inferiore a quello di altre regioni in cui la partecipazione al mercato del lavoro non è molto elevata. É ragionevole pensare che il fenomeno sia anche legato alla presenza di un invisibile bound che non facilita ulteriore crescita occupazionale a regioni con alta partecipazione al mercato del lavoro. Nel 2004, l’Emilia-Romagna vanta il maggior tasso di occupazione femminile (60,2%) a livello nazionale, di poco modificatosi nel periodo immediatamente successivo stando ai dati pubblicati nel rapporto ISTAT [2]. Tuttavia a livello europeo risulta essere solo al novantesimo posto. Un dato che fa molto pensare. Non solo, tra le nazioni europee, l’Italia detiene a livello regionale il “primato” in negativo rispetto al tasso di occupazione femminile. Stando al rapporto ESeC, infatti, la Sicilia presentava un tasso di occupazione femminile del solo 27% (ultima in Europa) preceduta da Puglia, Campania e dalle altre regioni del Sud Italia assieme alla gran parte dell’ex blocco dell’est. Nel biennio 2002-2004, tuttavia la Sicilia registra una crescita pari all’11,6% contro uno sviluppo più contenuto dell’occupazione femminile nazionale (7,6%) ed europea (1,8%).
Tasso di occupazione femminile 15-64 anni (in %), 2004

Tasso di occupazione femminile 15-64 anni (in %), 2004

La descrizione, il benchmark, la dinamica e, più in generale, la misura dei fenomeni socio-economici in ottica europea, qui esemplificata riprendendo il rapporto ESeC, sono dunque elementi sempre più essenziali della presentazione del dato. Ma non è sufficiente. Per il governo del territorio e per la misura dell’efficacia delle politiche, le statistiche pubblicate dovrebbero avere ulteriori requisiti minimali: pubblicazioni multilingua; la medesima annualità relativa alle dimensioni trattate (caratteristica del rapporto ESeC [1] ma non del Rapporto Istat [2]); stime riferite all’anno corrente. Non solo, più in generale ritengo occorra una rivisitazione dei modi e dei tempi con i quali i produttori di dati rendono disponibili le informazioni: a) immediata disponibilità dei dati; b) prodotti intermedi contenenti una trattazione essenziale del dato; c) successivi rapporti tematici e di approfondimento.
Per saperne di più
[1] F. Verrecchia (2007), La coesione economico-sociale nelle Regioni d’Europa - Rapporto ESeC 2007. Disponibile online: http://www.economicstatistics.eu/ra...
[2] ISTAT (2008), 100 statistiche per il Paese Indicatori per conoscere e valutare. Disponibile online: http://www.istat.it/dati/catalogo/2...
[3] ISTAT (2008), Indicatori di contesto chiave e variabili di rottura. Disponibile online: http://www.istat.it/ambiente/contes...



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