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Il merito e la manica

Votazioni agli esami e pratica della valutazione nei percorsi di studio universitari

In un recente lavoro [Cammelli e Gasperoni, 2008] sono state documentate – grazie alle basi-dati AlmaLaurea – le differenze fra laureati del vecchio ordinamento nelle diverse sedi territoriali, in merito alle origini sociali, alla provenienza territoriale, alle precedenti carriere scolastiche, ad alcune caratteristiche dell’esperienza universitaria … e ai voti di laurea. La votazione conseguita in sede di esame di laurea costituisce un indicatore normativamente sancito (e, nella percezione popolare, immediato e affidabile) del livello di preparazione di un laureato. Nelle varie facoltà e sedi territoriali si registrano distribuzioni dei voti piuttosto discordanti. In alcuni contesti il voto mediano è addirittura 110 per effetto dell’incidenza “patologica†di votazioni “110 e lodeâ€, che vengono riconosciute a una quota così ampia di candidati da smentire la loro natura di riconoscimento di prestazioni eccezionali, rinviando la delicata funzione di individuazione e di riconoscimento dei talenti ai meccanismi di selezione (non necessariamente efficaci) del mercato del lavoro e delle professioni. Naturalmente, è possibile che le distribuzioni dei voti discordanti appena richiamate e quelle che verranno presentate qui di seguito rispecchino effettivi dislivelli nelle competenze dei laureati, ma è improbabile. L’analisi delle votazioni suggerisce piuttosto l’esistenza di una forte difformità dei criteri di valutazione adottati nelle diverse aree disciplinari e mostra anche sensibili differenze fra un ateneo e l’altro. Da tempo è stato rilevato come queste difformità (che permangono anche nell’università del post-riforma, come vedremo) “legittimano incomprensioni nella società tali da alimentare possibili sperequazioni nel [l’accesso al] mondo del lavoro soprattutto nel settore pubblico; si pensi al punteggio attribuito nei bandi di concorso a seconda della votazione di laurea, al punteggio minimo per accedere a determinati concorsi, alla soglia «mitica» della laurea acquisita «a pieni voti legaliȠ[Cammelli, 1996].

In occasione del convegno “Valutazione dei percorsi formativi nell’università. A dieci anni dalla Dichiarazione di Bologna. Profilo dei laureati 2008: XI Indagine AlmaLaureaâ€, svoltosi a Padova lo scorso 27 maggio, abbiamo approfondito questo esame delle votazioni degli esami di laurea e l’abbiamo esteso alle votazioni conseguite nei singoli esami superati nel corso della carriera universitaria e ai corsi di laurea triennali introdotti dalla riforma “3+2â€. In questa sede riportiamo alcuni dei risultati più significativi.

Abbiamo usato come base-dati le informazioni riferite alle carriere dei laureati triennali dell’Università di Bologna che hanno concluso gli studi nel corso del 2008. Sono state considerate, segnatamente, diverse sedi valutative: le prove legate ai singoli insegnamenti, il voto medio con cui si giunge all’esame di laurea, l’incremento di voto associato alla prova finale e infine il voto di laurea. Queste informazioni sono state articolate secondo il gruppo disciplinare del corso di studio [1] e poi messe in relazione con altre caratteristiche degli individui, comprese alcune rilevate nell’ambito del Profilo dei Laureati 2008 di AlmaLaurea. L’analisi si incentra su una popolazionePopolazioneL’insieme delle unità statistiche (persone, fenomeni, oggetti) oggetto dell’indagine, aventi una o più caratteristiche in comune. di riferimento di 8.850 laureati e, per quanto attiene alle prove, su un insieme di 226.405 esami con voto espresso in 30-esimi.

I risultati legati alle votazioni conseguite nei singoli insegnamenti (vedi figura 1) mettono in evidenza che ben una prova su quattro è superata con la votazione di 30/30 o 30 e lode, e oltre il 40% delle prove ha come esito una votazione non inferiore a 28/30. Solo il 17% delle prove ha un voto inferiore a 23/30. La variabilità della distribuzione dei voti per gruppo disciplinare è evidente: l’incidenza dei 30/30 e 30 e lode è particolarmente elevata nel settore umanistico (dove, in alcuni gruppi di corsi – quello letterario e quello dell’insegnamento – supera il 35%), mentre in altri percorsi essa si mantiene sotto il 20%.

Fig. 1 – Esami superati per gruppo disciplinare e voto conseguito – Laureati triennali dell’Università di Bologna – 2008 (valori percentuali)

Ne consegue necessariamente che i voti medi con cui gli studenti giungono all’esame di laurea pure esprimono una forte variabilità. Nel complesso, se si computano le votazioni con lode come 31/30, un laureato di primo livello su dieci giunge alla prova finale con un voto medio pari ad almeno 29 (che si traduce, sulla scala 66-110 usata in tutte le facoltà, in una votazione maggiore o uguale a 106,33/110, e ciò prima di sostenere la prova finale). Ed evidentemente l’incidenza dei voti medi maggiori o uguali a 29 varia, per gruppo disciplinare, dal 25% a meno del 2%. Nel complesso, la media delle votazioni medie si attesta sul 26,0, ma essa varia tra i diversi gruppi da 24,3 a 27,8. È interessante notare che nell’ateneo si registrano andamenti piuttosto divergenti per le votazioni conseguite in funzione dell’anno di corso in cui gli esami vengono superati. Per circa il 42-43% dei laureati, le prestazioni medie rimangono stabili nel corso della carriera universitaria; per una quota analoga, invece, si registra un miglioramento sostanziale nel corso del tempo, in cui le votazioni tendono ad aumentare. Per la restante minoranza, tuttavia non trascurabile, le prestazioni sulle prove previste al 2° e al 3° anno peggiorano rispetto a quelle iniziali [2]. Anche in merito a questa situazione si registrano variazioni piuttosto marcate in funzione del gruppo disciplinare.

Il voto medio degli esami può essere considerato il risultato di tre componenti:

  1. le capacità e le motivazioni degli studenti al loro ingresso all’università;
  2. l’efficacia dell’azione didattica del corpo docente nel corso dell’esperienza universitaria dei laureati;
  3. la prassi valutativa manifestata dal corpo docente, che si traduce in maggiore o minore “generosità†dinanzi a prestazioni dello stesso livello.

Sarebbe opportuno che il voto rispecchiasse fedelmente le prestazioni degli studenti, che sono determinate dai primi due elementi qui elencati, e che il terzo elemento avesse un ruolo molto ridotto (idealmente nullo). E questo auspicio comporta anche un’altra considerazione: sarebbe opportuno che le votazioni fossero differenziate. Una delle funzioni più importanti delle votazioni è quella di comunicare, agli studenti stessi ma anche ad altri stakeholders – come i datori di lavoro (ma non solo loro) – quali sono i livelli relativi di competenza che sono stati conseguiti. Uno stile valutativo che rinuncia a differenziare fra le prestazioni, e in particolare che vi rinuncia appiattendo i voti verso l’alto, di fatto nega agli studenti più bravi un giusto riconoscimento, equiparandoli, nella comunicazione istituzionale e dunque nella percezione pubblica, a studenti che hanno espresso prestazioni meno brillanti. In altre parole, gli stili valutativi “generosi†sono di fatto contrari alla valorizzazione del merito e al riconoscimento del capitale umanocapitale umanoCos’è il capitale umano? “E’ un bene che ha a che fare con le competenze dell’uomo, la sua istruzione, la sua formazione, la salute. E’ un capitale perché è parte integrante di ciascuno di noi e - come sostiene il premio Nobel Gary S. Becker - “qualcosa che dura, al modo in cui dura un macchinario, un impianto o una fabbricaâ€.
Gli economisti dicono che la dimostrazione di quanto sia importante il capitale umano per la crescita economica di un Paese è - in maniera palese - riscontrabile in Giappone, India, Taiwan, Corea del Sud, Hong Kong, Cina. Alcuni di questi Paesi sono poveri di risorse naturali e nelle loro esportazioni devono tener conto delle barriere economiche imposte dai Paesi occidentali. Eppure, nonostante questo, hanno avuto uno sviluppo economico estremamente veloce e ciò è dovuto in gran parte ad una forza lavoro istruita aggiornata e molto operosa. Ne è prova la comparazione fra Paesi partiti egualmente da livelli molto bassi: molti Paesi africani per es., la Nigeria, partita da situazioni analoghe a Corea o Taiwan, ma con un tasso di sviluppo attualmente incomparabile con quei Paesi asiatici.
“Naturalmente - dice sempre il premio Nobel Becker - le attrezzature, gli impianti in un’impresa sono necessari, ma è altrettanto fondamentale che ad utilizzare gli strumenti di lavoro ci siano persone capaci, sia fra i lavoratori, che fra gli imprenditori. Sempre secondo Gary Becker, professor all’Università di Chicago, “La crescita risulta impossibile in assenza di una solida base di capitale umano. Il successo dipende dalla capacità di una nazione di utilizzare la sua gente".
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Nella nostra analisi abbiamo adottato l’assunto che l’efficacia della didattica (il secondo elemento fra quelli descritti poc’anzi) fosse uniforme nei diversi gruppi disciplinari. Sotto questa ipotesi, mediante analisi statistiche di regressione lineare, abbiamo stimato due ordini di fattori che influiscono sul voto medio degli esami: le caratteristiche “pre-universitarie†dei laureati (genere, grado di istruzione dei genitori, tipo di diploma secondario superiore, voto di diploma e motivazione nella scelta del corso di laurea: tutte variabili che sono significativamente associate al conseguimento di voti più elevati) e il differenziale di voto attribuibile allo stile valutativo adottato entro ogni gruppo disciplinare.

Ciò ha consentito, tra l’altro, di definire in quali discipline sono più numerosi gli studenti che, all’immatricolazione, possedevano caratteristiche favorevoli a ottenere buone votazioni d’esame. In particolare, i laureati sono stati aggregati in quattro gruppi di eguale peso – molto promettenti / abbastanza promettenti / poco promettenti / non promettenti – dove il “potenziale di successo†è stato stimato alla luce delle precedentemente citate variabili “pre-universitarieâ€. Com’era facile prevedere, l’incidenza di studenti molto “promettenti†varia apprezzabilmente nei diversi gruppi disciplinari ed è particolarmente elevata, ad esempio, nel gruppo matematico-fisico-biotecnologico (quasi il 70%) e, in misura minore, in quelli ingegneristico e linguistico (oltre il 40%); viceversa, l’incidenza di studenti ad alto potenziale è relativamente bassa (meno del 10%) nei gruppi delle professioni sanitarie, dell’insegnamento e dell’educazione fisica.

Si può argomentare che la diversa incidenza di studenti “ad alto potenziale†e, al contrario, di quelli meno promettenti può dar conto della diversa distribuzione dei voti alti e bassi nei gruppi disciplinari. Per controllare questa tesi è stato stimato per ogni laureato il voto medio “nettoâ€, ossia il voto medio agli esami che lo studente “avrebbe†conseguito qualora fosse omogenea la prassi valutativa adottata nei diversi gruppi disciplinari (e tenuto conto del potenziale “pre-universitario†dei laureati). Se gli stili valutativi fossero davvero omogenei, il voto medio effettivo e quello “netto†coinciderebbero. Se, invece, in un determinato contesto i voti effettivi sono superiori a quelli “nettiâ€, ciò significa che in quel contesto i valutatori (ossia i professori universitari e i loro collaboratori che fanno parte delle commissioni d’esame) sono, in termini relativi, “di manica larga†(oppure che l’azione didattica attuata in quel contesto è particolarmente efficace – tesi che abbiamo scartato, come si è detto prima, in quanto appare poco verosimile e comunque non documentabile). Analogamente, se i voti effettivi sono inferiori a quelli “nettiâ€, ciò è attribuibile a uno stile valutativo “di manica stretta†(e/o a un’azione didattica particolarmente inefficace, sempre che si voglia sottoscrivere l’assunto che abbiamo preferito respingere).

La figura 2 mette in evidenza i valori medi, osservati in ogni gruppo disciplinare, dei voti medi effettivi e di quelli “nettiâ€. Laddove il punto che rappresenta le due medie è prossimo alla bisettrice c’è convergenza fra i due voti medi e dunque si può ritenere che lo stile valutativo adottato sia tendenzialmente equo. Si può affermare, ad esempio, che le votazioni espresse nel gruppo matematico-fisico-biotecnologico sono sì alte, ma in linea con il potenziale (tendenzialmente elevato) dei laureati di queste discipline di studio. Alcuni gruppi disciplinari si collocano nettamente al di sotto della bisettrice: il gruppo letterario, quello dell’insegnamento e quello delle professioni sanitarie. Ciò indica uno stile valutativo indulgente. Specularmente, alcuni gruppi – l’informatico, l’economico, quello delle scienze giuridiche e, segnatamente, quello ingegneristico – si caratterizzano per uno stile valutativo severo.

Fig. 2 – Voto medio effettivo e voto “netto†conseguito negli esami per gruppo disciplinare (valori medi) – Laureati triennali dell’Università di Bologna – 2008

Naturalmente è legittimo dissentire dai giudizi di valore che abbiamo espresso in merito a questi risultati, ma ci pare importante che si sviluppi il dibattito sulle distribuzioni delle votazioni e su quale debba essere la funzione di queste ultime. E, in ogni caso, ci pare poco opportuno che in alcuni contesti una quota così elevata di laureati si congedi dagli studi con il massimo dei voti: è iniquo nei confronti dei laureati stessi, delle loro famiglie, dei datori di lavoro e della collettività, indipendentemente dal fatto che il voto elevato sia meritato o no; e ne risulta danneggiata anche l’immagine dell’università.

Si tenga infine presente un’altra considerazione. La distribuzione dei voti conseguiti dai laureati del secondo livello degli studi universitari (lauree specialistiche o specialistiche a ciclo unico) mette in evidenza uno squilibrio a favore dei voti alti ancora più marcato di quello ampiamente illustrato nella fig. 1 a proposito della laurea triennale: oltre 4 esami su 10 sortiscono una valutazione di 30/30 o 30 e lode e solo il 6% degli esami termina con una votazione inferiore a 23/30. Per certi versi questo fatto si limita a riflettere la circostanza che gli studenti dei corsi più avanzati tendono ad essere più bravi e quindi ad esprimere prestazioni migliori che meritano voti più elevati. Tuttavia, in misura ancora più evidente rispetto a quanto accade nei corsi triennali, si pone nei corsi specialistici il problema della differenziazione delle votazioni e della scarsa valorizzazione del merito.

Le analisi cui si è fatto riferimento in questo testo saranno oggetto di un capitolo nel prossimo volume AlmaLaurea edito dal Mulino e dedicato ai risultati del Profilo dei Laureati 2008.

Per saperne di più

Cammelli, A. (1996). Introduzione, in Università degli Studi di Bologna – Osservatorio Statistico I laureati dell’Università di Bologna – anno 1994, Bologna.

Cammelli, A. e Gasperoni, G. (2008). Più diversi che eguali. origini sociali, retroterra formativo e riuscita negli studi dei laureati, in Capitale umanocapitale umanoCos’è il capitale umano? “E’ un bene che ha a che fare con le competenze dell’uomo, la sua istruzione, la sua formazione, la salute. E’ un capitale perché è parte integrante di ciascuno di noi e - come sostiene il premio Nobel Gary S. Becker - “qualcosa che dura, al modo in cui dura un macchinario, un impianto o una fabbricaâ€.
Gli economisti dicono che la dimostrazione di quanto sia importante il capitale umano per la crescita economica di un Paese è - in maniera palese - riscontrabile in Giappone, India, Taiwan, Corea del Sud, Hong Kong, Cina. Alcuni di questi Paesi sono poveri di risorse naturali e nelle loro esportazioni devono tener conto delle barriere economiche imposte dai Paesi occidentali. Eppure, nonostante questo, hanno avuto uno sviluppo economico estremamente veloce e ciò è dovuto in gran parte ad una forza lavoro istruita aggiornata e molto operosa. Ne è prova la comparazione fra Paesi partiti egualmente da livelli molto bassi: molti Paesi africani per es., la Nigeria, partita da situazioni analoghe a Corea o Taiwan, ma con un tasso di sviluppo attualmente incomparabile con quei Paesi asiatici.
“Naturalmente - dice sempre il premio Nobel Becker - le attrezzature, gli impianti in un’impresa sono necessari, ma è altrettanto fondamentale che ad utilizzare gli strumenti di lavoro ci siano persone capaci, sia fra i lavoratori, che fra gli imprenditori. Sempre secondo Gary Becker, professor all’Università di Chicago, “La crescita risulta impossibile in assenza di una solida base di capitale umano. Il successo dipende dalla capacità di una nazione di utilizzare la sua gente".
. Esiti dell’istruzione universitaria
, a cura di Andrea Cammelli e Giorgio Vittadini, Bologna, Il Mulino.

Gasperoni, G. (1994). L’esame di maturità: criteri ed esiti dei processi di determinazione del voto, in Polis, VIII, n. 3, pp. 399-421.

Gattullo, M. (1968). Didattica e docimologia. Misurazione e valutazione nella scuola, Roma, Armando.

[1] Rispetto alla classificazione per gruppo disciplinare adottata dal MIUR, che prevede 15 possibili gruppi di corsi di primo livello, l’articolazione per gruppo utilizzata per il presente contributo (in 18 categorie) introduce alcune sottoclassificazioni o differenziazioni legate alla specificità dell’Ateneo di Bologna.

[2] L’andamento delle votazioni negli anni di corso è stato rilevato attraverso il coefficiente di regressione applicato alla relazione fra anno di corso dell’esame e voto.

Inserito il 29 giugno 2009 da Gian Piero Mignoli, Giancarlo Gasperoni